Torta alla barbabietola con zenzero e panna acida di Ottolenghi

Una torta alla barbabietola non potevo non farla.

Poco dolce.

Con lo zenzero.

Di Ottolenghi.

Insomma, con tutte le carte in regola per piacere a me, che i dolci li amo poco.

Ho ordinato da poco “Sweet” in versione italiana (avevo l’ebook in inglese, ma mi piace vincere facile) e è stato amore a prima pagina.

Le ricette sono semplici, ogni tanto si inciampa in qualche ingrediente non proprio comune, ma online si trova di tutto. Ho già in programma alcuni biscottini al cardamomo e poi, la grande figata delle torta in lattina… vi racconterò a breve! Intanto, gustatevi questa torta alla barbabietola.

Torta alla barbabietola

La ricetta originale prevede anche una glassa al formaggio che io, però, non ho preparato: mi è piaciuta così al naturale.

DOSI PER 6-8 PERSONE
  • 75 g di noci sgusciate
  • 200 g di farina
  • 150 g di zucchero semolato
  • 2 cucchiaini di lievito in polvere
  • ¼ di cucchiaino di bicarbonato
  • ¼ di cucchiaino di sale
  • 2 barbabietole medie, pelate e grattugiate grosse (250 g)
  • la scorza finemente grattugiata di 1 arancia grande (1 cucchiaio)
  • 100 g di zenzero sciroppato, tritato finemente
  • 2 uova grandi
  • 60 g di panna acida
  • 125 ml di olio di semi di girasole
  • 1 compressa grande di vitamina C (1500 mg), ridotta in polvere in un mortaio o con il retro di un cucchiaio (facoltativo)
GLASSA
  • 150 g di formaggio cremoso, a temperatura ambiente
  • 60 g di zucchero a velo, setacciato
  • 70 ml di panna densa
  • 1 pezzo di zenzero fresco di 6 cm, grattugiato grattugiato dentro un colino posto sopra una ciotola e poi spremuto per estrarne tutto il succo (circa 20 ml)
Preriscaldate il forno a 180 gradi/ventilato a 160 gradi/gas livello 4.
Ungete una teglia tonda da 20 cm e foderatela di carta da forno, poi lasciatela da parte.
Sparpagliate le noci in un’altra teglia e fatele tostare per 10 minuti, poi sfornatele e tritatele a pezzetti di 1 cm. Lasciatele da parte e aumentate la temperatura del forno a 195 gradi/ventilato a 175 gradi/gas livello 5.
Mettete la farina, lo zucchero, il lievito, il bicarbonato e il sale in una terrina grande e mescolate per amalgamare e aerare; aggiungete poi le barbabietole, la scorza d’arancia, le noci e lo zenzero sciroppato, ma non mescolate.
In un’altra ciotola, unite le uova e la panna acida e sbattetele; a questo punto aggiungete l’olio e la compressa di vitamina ridotta in polvere (se la usate) e sbattete ancora.
Versate il composto sopra la farina e le barbabietole e amalgamate il tutto con una spatola.
Versate l’impasto nella teglia, posizionatela al centro del forno e fate cuocere per 50-55 minuti, o fino a quando, infilzando la torta con uno stuzzicadenti, questo non ne esce pulito.
Sfornate la torta alla barbabietola e lasciate riposare per 30 minuti, quindi estraete la torta dalla teglia e trasferitela su una griglia per lasciarla raffreddare completamente. Potete rimuovere la carta da forno o lasciarla dov’è: se non mangiate subito la torta, lasciare la carta da forno, eviterà che si secchi sui lati.
​Per preparare la glassa, mettete il formaggio cremoso nella ciotola del robot da cucina con la spatola inserita e mescolate per 10 secondi circa, fino a quando si ammorbidisce (il tempo esatto dipenderà dalla consistenza del formaggio, vedi p. 353).
Aggiungete lo zucchero a velo e mescolate finché non è ben amalgamato; incorporate poi la panna e mescolate per un minuto circa, fino a ottenere un composto denso e uniforme. Unite il succo di zenzero e mescolate ancora per qualche secondo, quindi servendovi di una spatolina spalmate la glassa sulla torta e servite.
Per grattugiare lo zenzero usate una grattugia fine: vi aiuterà quando dovrete estrarne il succo.
Non glassata, la torta si conserva per 3 giorni a temperatura ambiente, in un contenitore a chiusura ermetica.
Una volta glassata, meglio mangiarla il giorno stesso.
Gli avanzi della torta alla barbabietola si possono tenere in frigorifero per un paio di giorni, e come sempre riportateli a temperatura ambiente prima di consumarli.
QUI un’altra ricetta con la barbabietola

Fennel and orange marinated olives per il Club del 27

Fennel, finocchio and orange, arancia.

Non è un accostamento bizzarro, la fresca insalata di finocchi e agrumi è nota e sempre molto gradita.

L’aggiunta delle olive, devo dire, ci sta benissimo.

Solo che questa insalata è insaporita da altri aromi e da una cottura particolare e il tutto finisce in deliziosi vasetti da regalare per Natale.

Trattandosi di una conservazione sott’olio, tenetela in frigo e consumatela in breve tempo (anche se il problema non si porrà, perché finisce molto in fretta: troppo buona!)

Per accorciare i tempi la ricetta prevede l’uso di olive in barattolo già snocciolate. Chiaramente, se potete disporre di olive locali e sapete come addolcirle e prepararle sarà un valore aggiunto. QUI trovate il procedimento.

La ricetta è stata realizzata per il mitico Club del 27 , dove potete trovare tanti altri suggerimenti gustosi.

Fennel and orange marinated olives

Fennel

  • 500 ml di olio d’oliva, più altro se necessario
  • 8 spicchi d’aglio, tagliati a metà
  • 12 peperoncini “BirdEye” essiccati
  • 4 cucchiaini di semi di finocchio
  • 8 foglie di alloro
  • 2 vasetti da 350 g di olive verdi snocciolate e scolate
  • 2 vasetti da 350 g di olive nere snocciolate e scolate
  • la scorza di 2 arance ben lavate
  • 4 cucchiai di aceto di mele o di lamponi
  • Pepe nero

Mettete l’olio d’oliva in una padella larga con l’aglio, i peperoncini, i semi di finocchio e le foglie di alloro.

Scaldate per 3-4 minuti senza arrivare a rosolare l’aglio.

Nel frattempo, versate le olive in un colapasta e sciacquatele con acqua bollente.

Aggiungete all’olio la scorza dell’arancia a pezzetti, l’aceto e un po’di pepe nero appena macinato.

Riscaldate delicatamente per 2 minuti, poi unite le olive e versate in 4 vasetti da 350 g sterilizzati, aggiungendo ancora un poco di olio se necessario al fine di coprire le olive completamente.

Sigillate con i coperchi mentre è ancora caldo, quindi lasciare raffreddare prima di etichettare.

Fiori di zucca ripieni di nduja

Ecco, è già scritto tutto nel titolo del post: fiori di zucca ripieni di nduja.

E pecorino. E passati in pastella. E poi fritti. E che ve lo dico a fà? Spizzicando e spizzuliando, non fanno nemmeno in tempo ad arrivare in tavola.

Il Doc ha un improvviso ed insopprimibile desiderio della mia vicinanza e per ogni visita ruba una frittellina.

Dal momento che è una ricetta gluten free, ne metto da parte un paio per mamma.

La vicina, capitata per caso a riportarmi un piatto, si ferma più del dovuto e che fai, non gliene offri un vassoietto da portare a marito e figli?

Perfino il postino ti dice “che profumo, signò!” e tu ti impietosisci e gli rifili tre sciurilli, uno per ogni bolletta che ti ha consegnato, in fondo non è mica colpa sua.  Ambasciator non porta pena, ma apprezza gli sfizietti.

Se voglio assaggiarne un paio mi toccherà rifarli.

Il mio consiglio è: nascondetevi una porzione!

Fiori di zucca ripieni di nduja.

Fiori di zucca ripieni di nduja

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 20 fiori di zucca
  • 40 g di nduja
  • 20 g di burro
  • 30 g di pecorino crotonese stagionato
  • 100 g di farina di riso
  • un cucchiaino di sale
  • acqua effervescente ghiacciata
  • olio per friggere

Istruzioni

Lavate i fiori di zucca e asportate delicatamente il pistillo interno.

Fateli asciugare su un canovaccio, capovolti con i petali aperti.

Grattugiate il pecorino e frullatelo con la nduja ed il burro ammorbidito.

Farcite i fiori di zucca con il composto, poi richiudete i petali in modo da sigillare il ripieno.

Preparate un pastella densa con la farina, il sale e l’acqua frizzante, immergetevi i fiori e friggeteli in olio abbondante in un tegame alto e stretto.

Scolateli su carta assorbente e serviteli ancora caldi come antipasto.

Per un gustoso secondo piatto, potete accompagnarli con una salsa di pomodoro e un’insalata mista.

QUI trovate un’altra ricetta con i fiori di zucca

 

CAROTE AL MIELE di Ottolenghi

Le carote al miele, per quanto io ami le ricette di Ottolenghi, mi lasciavano un attimo perplessa: non saranno troppo dolci, alla fine?

Non avevo calcolato la sua straordinaria capacità di “giocare” con aromi e spezie, per cui questa ricetta è talmente ben calibrata, da risultare semplicemente strepitosa.

E’ diventata una delle mie preferite, anche perché le carote mi piacciono da sempre, tanto che me le portavo a scuola e mentre gli altri bambini mangiavano panini e merendine, io rosicchiavo carote.

Ovviamente, mi chiamavano Bugs Bunny.

Sempre meglio di “coniglietta”, anche perché non ho mai avuto il fisico da paginone centrale di Playboy.

CAROTE AL MIELE  (da “Plenty More”)

 

• 60 g di miele chiaro
• 2 cucchiai di olio d’oliva
• 1 cucchiaio di semi di coriandolo, tostati e leggermente schiacciati
• 1 cucchiaino di semi di cumino, tostati e leggermente schiacciati
• 3 rametti di timo
• 1 kg e 300 g di carote, sbucciate e tagliate in bastoncini da 2 cm × 6 cm. Se sono piccole e sottili, lasciatele intere.
• 1 cucchiaio e mezzo di foglie di coriandolo, sale e pepe

Preriscaldare il forno a 220ºC  o 200° ventilato.

Mescolate miele, olio, coriandolo, cumino e timo in un’insalatiera con un cucchiaino di sale e un pizzico di pepe.

Condite bene le carote, poi ponetele in una teglia capiente e fatele cuocere per 40 minuti, girandole delicatamente una o due volte.

Semplicissime, gustose, aromatiche, speziate. Insomma, una bontà!

Il mio Mint Jelly per il Club del 27

Il mio mint jelly in realtà non è mio, ma tratto dal libro “Preserving” che ci è stato segnalato dal nostro amato “Club del 27“.

Vi trascrivo esattamente ciò che è riportato nel libro, consigliandovi di non modificare nemmeno una virgola, perché è perfetto così com’è.

“Questa è una gelatina fresca e piccante che accompagna l’agnello arrosto o le salsicce. Puoi anche aggiungerlo a condimenti per insalata per un tocco marocchino. Prepara la salvia e il rosmarino allo stesso modo.

Dosi per 6 vasetti da 225g

Tempo di preparazione: 35 minuti più 24 ore di riposo

Tempo di cottura: 1 ora e 15 minuti

INGREDIENTI per il mio mint jelly

  • 1,5 kg di mele da cucina
  • 2 rametti di menta interipiù 6 cucchiai di foglie di menta tritate
  • 800 ml di aceto bianco distillato
  • 500 g di zucchero semolato ogni 600 ml di sciroppo
  • colorante alimentare in pasta verde (opzionale)

Senza sbucciare, tagliare le mele a pezzi grossi, scartando eventuali pezzi ammaccati o danneggiati.

Mettere le mele tritate in una padella antiaderente e aggiungere 800 ml di acqua e i rametti di menta. Portare a ebollizione, quindi ridurre il fuoco e cuocere a fuoco lento per circa 1 ora fino a quando le mele diventano morbide e polpose. Mescolare di tanto in tanto per evitare che la miscela si attacchi al fondo della padella.

Aggiungere l’aceto, riportare a bollore e far bollire per 5 minuti.

Nel frattempo, preparare uno strofinaccio pulito o un tovagliolo a trama fitta e sospenderlo sopra una grande ciotola (ad esempio attaccarlo alle gambe di uno sgabello rovesciato).

Versare il composto nel sacchetto e lasciarlo gocciolare nella ciotola per almeno 24 ore.

Non premere la polpa attraverso il filtro o la gelatina sarà torbida.

Il giorno dopo, scartare la polpa e misurare l’estratto. Versare l’estratto in una pentola e per ogni 600 ml aggiungere 500 g di zucchero.

Nel frattempo, sterilizzare abbastanza vasetti in modo che siano pronti per l’uso.

Riscaldare delicatamente la miscela, mescolando continuamente finché lo zucchero non si è sciolto. Portare a ebollizione e far bollire rapidamente per circa 10 minuti fino al raggiungimento dei 105 °C.

Togliere la padella dal fuoco e scremare con una schiumarola per rimuovere la schiuma. Mescolare la menta tritata e colorare la miscela di una sfumatura di verde aggiungendo una piccola goccia di colorante alimentare, a piacere.

Mettere la gelatina nei barattoli riscaldati e sterilizzati e chiudere immediatamente con il coperchio. Etichettare e conservare in un luogo fresco, asciutto e buio. Conservare in frigo dopo l’apertura.

Ed ecco il mio mint jelly:

il mio mint jelly

Degustare il teatro: antichi delitti e una giuria godereccia

degustare v. tr. [dal lat. degustare, der. di gustus «assaggio, gusto, sapore»]. – Assaggiare, assaporare (cit. Treccani)

Un vocabolo che nella mia mente evoca un rito lento, eseguito ad occhi semichiusi, in un ambiente accogliente e caldo, quasi contemplativo, ricco di emozioni e sensazioni.

Un teatro, magari.

Vi sembra strano? Voi pensate ad un ristorante stellato e al piattino di riduzione di schiuma di aria di perla di sabbia di aroma di?

No, qui si parla di roba seria: cucina calabrese. D’epoca, per di più. Un’epoca variabile tra gli inizi e la metà del novecento, forse anche prima, con le sue pietanze tipiche e gli avvenimenti caratteristici.

In particolare, parliamo di Antichi Delitti. Immaginate di essere chiamati a far parte di una giuria molto particolare: i fatti non vengono solo raccontati, ma anche rappresentati; gli eventi narrati sono reali, grazie al certosino lavoro di ricerca di Francesco Caravetta, studioso appassionato, scrittore e mio amico d’infanzia (QUI il blog su cui troverete alcune delle storie). La parte scenica è affidata a Eduardo Tarsia, creatore e fondatore della Officina delle Arti.

Al termine della rappresentazione la giuria sarà chiamata a deliberare, con l’ottica di oggi, sulle sentenze di un secolo fa. Un’appassionante confronto di idee, ideologie, culture e modi di pensare a distanza di decenni, con l’intervento di esperti del settore, dal criminologo all’avvocato.

Ovviamente, riflettere e decidere richiede impegno. Per evitare alla giuria un calo glicemico che potrebbe ottenebrare le facoltà cognitive, sarà data l’opportunità di degustare, per l’appunto, i piatti tipici.

E indovinate chi se ne occuperà?

E non solo: dopo “anta” anni dalla mia unica esperienza presso il gruppo teatrale universitario a Firenze, tornerò sul palco, come voce narrante, filo conduttore, e anche con qualche particina (magari mi ammazzano nel primo minuto, così risparmierò qualche figuraccia).

Insomma, sarà un’esperienza notevole ed appassionante, unica nel suo genere. Inutile dire che vi aspetto, da Cosenza e dintorni, ma anche da Perdasdefogus o Sanpierdarena (potrebbe valere il viaggio).

Con l’occasione, vi regalo questi cazzotti senza impasto al finocchietto selvatico… da degustare senza delitto (la ricetta originale è QUI  )

Ingredienti:
  • 500 g. di farina 0
  • 2 g di lievito di birra
    1 cucchiaino di sale
    350 ml di acqua
  • 1 cucchiaio di olio
  • un cucchiaino di fiori di finocchietto selvatico essiccati
  • semola rimacinata per spolvero
Sciogliere il lievito in due dita di acqua.
In una bacinella grande mescolare la farina con il sale, i fiori di finocchietto e l’olio, aggiungere tutta l’acqua e quella con il lievito e mescolare velocemente con una forchetta.
Coprire con pellicola lasciare questo impasto grezzo e appiccicoso a riposare per circa 18/20 ore a temperatura ambiente (in estate ne bastano 12/15).
Dopo il riposo l’impasto si sarà alzato e riempito di bolle.
Rovesciarlo su un piano di lavoro infarinato e spolverarlo di farina.
Con una spatola dividere l’impasto in 7 pezzi e procedere alle 3 o 4 pieghe per ogni singolo pezzo: prendere un lembo di impasto, allungarlo verso l’esterno e poi ripiegarlo al centro, prendere un lembo opposto di impasto, tirarlo e ripiegarlo al centro, e fare lo stesso con un altro (o un paio se ci si riesce) lembo di impasto.
Disporre un canovaccio pulito su un vassoio o sul piano di lavoro, spolverare con semola rimacinata e mettere ogni panino con la parte delle pieghe a contatto del canovaccio (lo si prende con la spatola e lo si ribalta sul canovaccio). Spolverare ogni panino con della semola, coprire con un altro canovaccio e lasciare riposare un paio di ore.
Scaldare bene il forno e la leccarda a 230°. Velocemente ribaltare ogni panino sulla teglia calda in modo che le pieghe ritornino sopra e cuocere i panini per circa mezzora. Dopo 15/20 minuti abbassare il forno a 210° e disporre i panini sulla griglia.
Degustare ancora caldi con pancetta di suino Nero di Calabria.
degustare vert

Ritorno a scuola: pane, panini, focaccia, grissini.

Il ritorno dalle vacanze di solito per me coincide con il ritorno al lavoro, alla quotidianità, alla routine.

Stavolta ritorno a scuola, all’impegno, allo studio e anche ad un vecchio amore.

Chi mi segue da tempo ricorderà che i miei primi interessi condivisi sul blog furono il cake design (presto abbandonato per via della mia manualità prossima allo zero) e la panificazione. L’amore per quest’ultima non mi ha mai abbandonata: ho comprato tonnellate di libri, ho sperimentato di tutto, ho seguito corsi amatoriali prima e professionali poi, con insegnanti del calibro di Piergiorgio Giorilli e le sorelle Simili.

Quando in famiglia siamo rimasti in due (di cui uno perennemente a dieta) e mia madre ha scoperto di essere celiaca, ho accantonato la mia passione, limitandomi a qualche pagnotta senza glutine.

Poi è arrivata l’MTC-s-cool, e ho fatto un salto nel passato.

Si, mi sono molto divertita a creare il cestino del pane, come richiesto, abbinandolo ad un menu di cucina calabrese (e non poteva essere altrimenti).

Quindi: antipasto di salumi e sott’oli, dalle melanzane alle zucchine alle olive ammaccate; sagna chijna; arrosto di suino Nero di Calabria con patate della Sila ‘mpacchiuse; bocconotti e pitta ‘mpigliata.

‘na robetta leggera leggera, per capirci. Il pane doveva quindi essere abbastanza “tranquillo” da non sovrastare i sapori, ma deciso per non sparire nel nulla. Aromatizzato quel tanto da esaltare le pietanze che va ad accompagnare.

Così le biove sono al pomodoro essiccato, i panini al finocchietto selvatico, la focaccia al rosmarino e i grissini alla cipolla. E buon pranzo a tutti!

Ritorno - cestino or

FOCACCIA

600 g di farina 0

340 g di acqua

8 g di malto d’orzo

48 g olio extravergine

6 g lievito di birra fresco

Un rametto di rosmarino fresco, olio e sale per guarnire

In un ciotola mettete l’acqua, il malto e il lievito e sciogliete bene, poi aggiungete l’olio d’oliva ed amalgamate con una frusta. Aggiungete la metà abbondante della farina e amalgamate ai liquidi velocemente con una forchetta. Aggiungete il sale ed incorporate.

Versate la restante farina e aiutandovi con una spatola, con cui fate dei tagli idratate incorporando la farina.

Appena la farina sarà incorporata (serviranno pochi minuti, rovesciate l’impasto su un piano non infarinato. Massaggiate l’impasto facendo pressione con il polso della mano, basta in tre punti in orizzontale, poi rovesciate l’impasto chiudendolo su se stesso aiutandovi con la spatola.

Fate questo passaggio altre due volte. Dopo la terza volta vi accorgerete che l’impasto inizia ad avere un po’ di elasticità (premendo con un polpastrello non rimarrà la fossetta ma l’impasto tende a rialzarsi) vi dovete fermare. Adesso date all’impasto una forma leggermente ovale e con la mano iniziate ad arrotolarlo dall’alto in basso dando una leggera pressione. Ruotate l’impasto appiattitelo leggermente, quel tanto da renderlo un po’ ovale e ripiegatelo su se stesso fino a chiuderlo bene. Chiudete sotto anche i lati del

rotolo con i palmi delle mani, creando un impasto a palla.

Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente infarinata e coprite con pellicola e mettete a lievitare per un ora.

Dopo un ora rovesciate l’impasto lievitato sul piano di lavoro leggermente infarinato.

Con delicatezza con i polpastrelli picchiettate tutto l’impasto, si formeranno tante fossette.

Arrotolate l’impasto su se stesso partendo dall’alto e chiudendolo senza stringere.

Trasferite l’impasto nella ciotola, con la chiusura in basso e fatelo lievitare coperto per un’ ora.

Ripetete questa ossigenazione della pasta per altre due volte a distanza di un ora.

Prima della terza ossigenazione dividete l’impasto per le teglie che userete. Per una teglia 30×40 bastano 650 g, con questo impasto potete preparare anche una teglia più piccola da 25×30.

Trascorsa un ora dalla terza ossigenazione l’impasto è pronto per essere messo nella teglia. Ungete bene con olio le teglie che vi serviranno.

Rovesciate con attenzione l’impasto nella teglia. Con i polpastrelli picchiettate tutto l’impasto, partendo dal centro verso i quattro angoli della teglia, premendo solamente senza allargare. La pasta un po’ alla volta si allargherà. Quando si sarà già abbastanza allargata è il momento di girarla. Con attenzione appoggiare un lembo dell’impasto sull’avambraccio e alzandolo con l’impasto ruotate la pasta. Riprendete a picchiettare la

pasta, se vi sembra che non si allarghi non tiratela e lasciatela riposare 10 minuti poi riuscirete a stenderla bene.

Coprire e fatela riposare per 30 minuti.

Dopo 30 minuti irrorate la focaccia con un emulsione di 3 cucchiai d’olio e 3 cucchiai d’acqua con un po’ di salee cospargetela con rosmarino fresco.

Coprite e mettete a lievitare per un’ora.

Cuocete in forno a 250 °C per 13 minuti circa.

Appena cotta spostatela dalla teglia e mettetela su una griglia.

Ritorno - focaccia

PANE BIOVE

Per 4-6 persone

500 g di farina 0

280 ml di acqua

20 g di strutto (o burro o olio extravergine di oliva)

20 g di lievito di birra (anche 10 o 5)

10 g di malto

8 g di sale fino (un cucchiaino da tè colmo)

20 g di polvere di pomodoro essiccato e pomodori secchi tagliuzzati

Setacciate la farina e formate una fontana sulla spianatoia; fate una fossetta su un lato e mettetevi il sale. sbriciolate il lievito di birra nel centro. Versate l’acqua con delicatezza per non farla tracimare.

Raccogliete un poco di farina dall’interno dell’anello della fontana e cominciate a impastare, aggiungendo via via altra farina; unite il sale, lo strutto e il malto, continuando a incorporare altra farina fino a quando non avrete ottenuto una pastella abbastanza consistente, quindi coprite tutto con la farina della fontana.

Aiutandovi con la raschia sollevate parte della pastella e premetela sulla cima della montagnetta; proseguite in questo modo lungo tutto il perimetro della fontana, in modo da fare assorbire l’acqua dalla farina.

Cominciate a impastare con le mani e valutate se è il caso di aggiungere un altro poco di acqua: dovrete ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso. Lavorate e battete la pasta con forza sul piano di lavoro per 8-10 minuti, infine formate una palla con l’impasto, copritela a campana con una ciotola e fate riposare per 20 minuti.

Trascorso questo tempo dividete l’impasto in due, stendeteli grossomodo in un rettangolo, arrotolate strettamente ogni rettangolo dal lato lungo ottenendo due salsicciotti lunghi circa 35 cm e stretti.
Formate due filoni stretti e stendeteli in rettangoli molto lunghi (1,5-2 metri) e sottili (3-4 mm di spessore), larghi 6 o 7 cm. A mano a mano che stendete l’impasto, arrotolatelo come se fosse una garza, senza cioè che le punte sporgano: otterrete due grossi rotoli.

Infarinate abbondantemente un canovaccio pulitissimo. Appoggiate sul piano di lavoro uno dei due supporti – può essere un pacco di zucchero. Copritelo con un lembo del canovaccio infarinato, che stenderete sul piano di lavoro dal lato lungo. Adagiate sul canovaccio un rotolo di impasto, tenendo la falda sotto e appoggiando la chiocciola contro il lato dove c’è il supporto. Sollevate un lembo di tessuto dall’altra parte della chiocciola creando un divisorio. Appoggiate la chiocciola del secondo rotolo di pasta contro il divisorio di tessuto infarinato, sollevate il canovaccio all’altezza della seconda chiocciola e appoggiateci contro il secondo supporto. Questa disposizione consentirà di dare all’impasto una spinta anche in verticale, in fase di lievitazione.

Coprite gli impasti con l’altro canovaccio e fate lievitare, al riparo da correnti d’aria, per 30-40 minuti.

Preriscaldate il forno a 200 °C in modalità statica.

Prendete delicatamente i rotoli di impasto e tagliateli a metà per il lungo (la chiocciola dovrà risultare divisa a metà) aiutandovi con la raschia o con un coltello a lama liscia.

Sistemate i pani su una teglia con il taglio rivolto verso l’alto e incidetelo ulteriormente con una lametta per 1 cm di profondità.

Infornate il pane e fatelo cuocere per 25-30 minuti.

Estraetelo dal forno e bussate con le nocche sul fondo: se suona vuoto è cotto, altrimenti rimettetelo in forno, abbassate la temperatura di 10 °C e rimettetelo in forno fino a cottura ultimata.

Fatelo raffreddare su una gratella prima di servirlo.

Ritorno - biove

GRISSINI

500 g di farina 0

230 ml di acqua

60 g di olio extra vergine d’oliva

15 g di sale

5/10 g di lievito di birra

30 g di polvere di cipolla essiccata

Setacciare la farina su un piano da lavoro, fare la fontana , aggiungere l’acqua in cui si è sciolto il lievito di birra, l’olio e su un lato, sopra la farina, il sale e la polvere di cipolla.

Impastare fino ad ottenere una massa morbida, che si stacchi facilmente dalle mani.

Trasferire in una ciotola, coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio.

Ribaltare l’impasto sul piano da lavoro, appiattirlo delicatamente senza sgonfiarlo e con una spatola ricavarne dei tronchetti.

Rotolare e contemporaneamente allungare la pasta spolverando con della farina di semola, facendo attenzione a non lavorarla eccessivamente.

Trasferire nella teglia rivestita di carta da forno.

Infornare a 200° e cuocere per 10 minuti, fino ad ottenere una doratura uniforme.

Togliere dalla teglia e lasciar raffreddare completamente. Riporre in un contenitore a chiusura ermetica.

Ritorno - grissini

PANINI MORBIDI

200 g di farina manitoba

120 g di farina

200 ml di latte tiepido

12 g di lievito di birra

25 g di burro

1 uovo per l’impasto e 1 per spennellare

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaio di fiori di finocchietto selvatico

Foglie di finocchietto

Impastate tutti gli ingredienti fino a formare un composto morbido che dovrà lievitare per almeno un’ora (meglio due). Trascorso questo tempo sgonfiate la pasta lievitata e impastate di nuovo.

Formate delle palline di circa 50 g l’una (dipende dalla grandezza che si vuole), e mettetele in una teglia ricoperta di carta da forno. Spennellate la superficie con un uovo sbattuto e aggiungete foglie (i piccoli aghi) di finocchietto. Lasciate lievitare per un’altra ora, poi mettete in forno a 200 °C per circa 18-20 minuti, aggiungendo nel forno un pentolino d’acqua.

 

Corona di verdure al forno

Questa corona di verdure al forno è stata spudoratamente copiata da qui:

per cui mi limiterò a suggerire di replicarla, con verdure di stagione e gli aromi che più vi piacciono, o qualche modifica personale (io, ad esempio, ho rivestito la teglia con foglie di verza appena scottate in acqua bollente).

E’ un’estate anomala, un’alternanza di sole e temporali, per cui troverete senz’altro un momento in cui accendere il forno non sarà una tortura. Ecco, in quel momento preparatevi questa corona di verdure che poi consumerete anche fredda.

corona di verdure

E buone vacanze a tutti.

QUI un’altra preparazione a base di verdure

I buffet dell’estate – secondo ebook

COMUNICATO STAMPA

I BUFFET DELL’ESTATE VOL. 2 – Da LIBRICETTE.eu il secondo volume della collana dedicata alle ricette per fare festa.

Gli autori di LIBRICETTE.eu, la prima libreria online dedicata agli eBook di cucina fondata da Paola Uberti, non si fermano mai.

Anche quest’anno regalano ai propri lettori un’opera completa e di alta qualità, interamente dedicata alle ricette per i buffet dell’estate, proseguimento del primo volume uscito nel 2017.

Scrive Paola Uberti: – In questo secondo volume dedicato alle ricette per I BUFFET DELL’ESTATE, troverete tante nuove idee per creare un buffet che lascerà un bellissimo ricordo ai vostri ospiti. Anche questa volta abbiamo voluto regalarvi un’opera ricca e utile che incontra i gusti di tutti e che spazia da ricette semplicissime e veloci ad altre più elaborate. Le proposte si articolano in creative golosità di vario genere, ricette dal sapore italiano, preparazioni che citano cucine etniche, fritti che fanno sognare e piccoli dolci seducenti. Tra divertenti finger food, deliziosi cucchiai, golosi bicchierini, nel rispetto della filosofia di LIBRICETTE.eu che vuole fare qualcosa di concreto per ridurre gli sprechi alimentari, abbiamo inserito anche alcune ricette anti spreco. Queste confermano un concetto importante, finalizzato a scalzare vecchi e infondati pensieri e atteggiamenti: la cucina del recupero e del riciclo va a braccetto con creatività ed eleganza. –

Ecco alcuni esempi delle ricette che si possono trovare nell’eBook: “Torino va al mare” ovvero Tartufini Salati di Grissini ai Sapori Mediterranei, Orzo alla Siciliana, Mini Tacos con Guacamole e Pollo, Baci di Dama al Salmone, Frittelle di Zucchini e Capperi, Finger di Tonno Marinato in Crosta di Sesamo, Pomodorini di Pachino Sfiziosi.

Questo eBook è stato realizzato con il sostegno di IdeeGreen.ite in collaborazione con il media partner ATNEWS.

Oltre a Paola Uberti, fondatrice di LIBRICETTE.eu e del blog di cucina SLELLY, hanno partecipato alla stesura dell’e-book gli autori Monica Benedetto e Nicolò del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Anna Giudice e Giovanna Lombardi del blogCUOCHE CLANDESTINE, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLE, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG e Lara Tedesco del blog LARA & THE KITCHEN

Per scaricare gratuitamente l’E-book:http://libricette.eu/ebook/I-BUFFET-DELL-ESTATE-VOL-2_eBook_By-LIBRICETTE.pdf

Insalata di grano, aringhe marinate e barbabietole

Un’insalata di grano allegra e colorata, fresca e adatta ai primi caldi estivi (e mai arriveranno, vista la stagione un po’ bizzosa).

E’ stata preparata e presentata in questa occasione assieme ad altre interessanti e appetitose ricette (potete scaricare QUI il pdf) e oggi ve la riproponiamo.

Insalata di grano, aringhe marinate e barbabietole

  • 200 g di grano precotto,
  • 6 filetti di aringa,
  • 3 grosse barbabietole rosse,
  • 1 cipolla di Tropea,
  • 1 manciata di songino,
  • 3 cucchiai di olio d’oliva,
  • 1 cucchiaio di succo di bergamotto,
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso,
  • sale,
  • pepe

Irrorate i filetti di aringa con il succo di bergamotto e un cucchiaio di olio, cospargete con sale e pepe e coprite con pellicola alimentare. Lasciate marinare in frigo per un paio d’ore.

Cuocete il grano in acqua bollente salata, come indicato nella confezione, poi scolate e lasciate raffreddare.

Lessate le barbabietole in acqua salata, sbucciatele e tagliatele a cubetti.

Pulite e affettate finemente la cipolla.

Lavate e scolate il songino.

Asciugate le aringhe e tagliatele a listarelle.

In un’insalatiera capiente mescolate olio, aceto, sale e pepe.

Aggiungete il grano e le barbabietole, quindi mescolate delicatamente.

Disponete in un piatto da portata e aggiungete aringhe, fette di cipolla e songino.

Conservate in frigorifero fino al momento di servire.

Il progetto “Keep calm and what’s for dinner” dell’MTChallenge prevede la proposta di piatti originali e gustosi e di facile esecuzione, per fare un figurone con gli ospiti e anche sulla tavola di tutti i giorni. Ogni mese viene pubblicato un pdf contenente tutte le ricette preparate dai collaboratori del sito. Anche EatParadeBlog fa parte del progetto, per cui seguiteci! 

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Inizia ora