Gnocchi pistacchi e gorgonzola

Gli gnocchi pistacchi e gorgonzola sono nati da una sfida. 

Li abbiamo mangiati insieme, io e la mia diffidente amica e compagna di bagordi Eleonora, in una trattoria di cui non ricordiamo il nome né l’aspetto, durante un viaggio in Sicilia.

Non ricordiamo la trattoria, ma gli gnocchi pistacchi e gorgonzola, quelli si. Abbiamo fatto il bis.

Eleonora (che non sa cucinare, ma è un’ottima critica gastronomica) sosteneva che io non sarei stata capace di replicare quel piatto. A parte il gusto dei pistacchi, evidentemente di Bronte, che erano un gran valore aggiunto, c’era uno straordinario contrasto tra la compattezza degli gnocchi, nel momento in cui li infilzavi con la forchetta e il momento in cui si scioglievano, tra lingua e palato. “Non c’è uovo”, disse. Ed io fui d’accordo.

E della cremosità della salsa al gorgonzola, vogliamo parlare? “Guarda, rimane unita allo gnocco, ma non attacca agli altri” disse, sempre lei. Ed io fui nuovamente d’accordo.

E così, prima di mandarla a dà via i ciapp (è di origine milanese e ci sta tutto), ci ho provato. 

E ci sono riuscita.

Ma io avevo l’asso nella manica.

Gnocchi pistacchi e gorgonzola.

Gnocchi pistacchi e gorgonzola

Ingredienti per 4 persone

  • 500 g di patate della Sila
  • 150 g di farina 0
  • 60 g di pistacchi di Bronte
  • 200 g di gorgonzola
  • una noce di burro
  • un cucchiaio di latte intero
  • pepe nero
  • sale

Scegliete le patate possibilmente della stessa grandezza.

Bucherellatele con una forchetta, avvolgetele in carta da cucina bagnata e cuocetele in microonde a 600/700 watt per 7/8 minuti.

Sbucciatele e passatele al setaccio, sparpagliatele sulla spianatoia per raffreddarle prima e salatele.

Aggiungete poco per volta la farina. Dovrete ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso.

Ricavatene dei rotoli dello spessore di un pollice e tagliateli a pezzetti lunghi 2 cm circa.

Premeteli al centro con un dito per ottenere una fossetta centrale (potete anche strisciarli delicatamente sui rebbi di una forchetta, su retro di una grattugia, o sullo strumento apposito).

Scaldate il latte e scioglietevi il burro, portando quasi a bollore.

Fuori dal fuoco, amalgamate il gorgonzola a tocchetti, mescolando fino a completo scioglimento. Aggiungete, a piacere, del pepe nero.

Lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata, togliendoli con un mestolo forato man mano che salgono a galla e poneteli in un tegame con la salsa di gorgonzola e un cucchiaio di acqua di cottura.

Mantecate a fuoco medio fino ad ottenere la densità desiderata.

Impiattate cospargendo con una manciata di pistacchi tritati a coltello. Per una maggiore croccantezza, potete tostarli brevemente in forno un in un padellino.

La gastrocritica ha detto che i miei gnocchi pistacchi e gorgonzola sono ancora meglio di “quelli”. Ma io ho le patate della Sila!

Vellutata di funghi senza lattosio per il Club del 27

La vellutata di funghi, come tutte le zuppe e creme definite “vellutate”, richiede l’aggiunta di un grasso, che può essere latte, burro, panna.

Ma può anche essere, come in questo caso, un ingrediente lactose-free, per chi soffre di intolleranza o vuole, semplicemente, un piatto più leggero.

La ricetta è anche gluten-free, ma se desiderate prepararla per ospiti celiaci, seguite le avvertenze riportate QUI.

Questo e tanti altri piatti leggeri e gustosi, in vista della prova costume (ammesso che l’estate arrivi!) li trovate qui, nel Club del 27

Ed ecco la ricetta.

Vellutata di funghi senza lattosio

Vellutata di funghi

Ingredienti

  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • ½ kg di funghi freschi a fette
  • 1 cipolla grande, tritata finemente
  • 2 spicchi d’aglio tritati
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di aceto di vino bianco
  • 1/2 cucchiaino di timo essiccato
  • 1/2 cucchiaino di pepe
  • 4 cucchiai di amido di mais
  • 4 tazze di latte di mandorle non zuccherato

In una pentola capiente, scaldate l’olio a fuoco medio-alto.

Aggiungete funghi e cipolla; cuocete e mescolate finché sono teneri, 8-10 minuti.

Aggiungete aglio, sale, aceto, timo e pepe; cuocete ancora 1 minuto.

Amalgamate amido di mais e latte di mandorle per ottenere un composto liscio e senza grumi; mescolate tutto in una casseruola.

Portate ad ebollizione; cuocete e mescolate fino a quando sarà addensato, 3-4 minuti.

Filetti di cernia in crosta di sale con verdure

Per i filetti di cernia in crosta di sale, dovete innanzitutto decidere quale verdura sacrificare.

Sconcertati? Vi spiego.

Partiamo dal presupposto che per ottenere un’ottimo pesce in crosta di sale è meglio cuocerlo intero, eviscerato e pulito, ma completa di pelle, testa e quant’altro.

Può capitare, però, di avere a disposizione dei filetti, oppure di voler semplificare la vita ai commensali servendo un pesce già pulito e porzionato, quindi più facile da mangiare. E perché rinunciare ad un metodo di cottura gustoso e salutare?

Per ovviare alla mancanza della pelle ed evitare che le carni assorbano troppo sale, basterà ricoprirle con uno strato di verdure.

In questa occasione io avevo una cernia enorme, più grande del mio forno. Così l’ho sfilettata e ho utilizzato pomodorini e zucchine. Ho scelto di mettere i pomodorini a contatto dei filetti di cernia, per dare più sapore, poi ho sistemato un abbondante strato di zucchine tagliate a fiammifero.

Le verdure non sono state condite, basterà il sale assorbito in cottura. Una veloce rimescolata e saranno pronte.

Ma passiamo alla ricetta.

Filetti di cernia in crosta di sale con verdure.

Filetti di cernia in crosta di sale

Ingredienti per 4 persone

  • 4 filetti di cernia da 300 g circa
  • 2/3 zucchine
  • 10/12 pomodori ciliegini
  • 1 kg di sale grosso
  • 2 albumi
  • erbe aromatiche a piacere (timo, origano, erba cipollina, maggiorana)

Controllate bene che non siano rimaste lische, passando delicatamente le dita su e giù lungo i filetti di cernia.

Coprite il fondo di una teglia con carta forno, spargetevi uno strato sottile di sale grosso ed adagiatevi i filetti, con la pelle in basso.

Spargetevi un pizzico di erbe aromatiche a vostro piacimento, senza esagerare per non coprire il sapore delicato del pesce.

Lavate ed affettate sottilmente i pomodorini, poi disponeteli sopra i filetti di cernia.

Ricavate dalle zucchine alcune fettine sufficienti a ricoprire il pesce e mettetele da parte.

Tagliate il resto a fiammifero e disponete sui filetti.

Filetti di cernia in crosta

Ricoprite con le fette tenute da parte.

Montate gli albumi a neve ed amalgamatevi il sale grosso.

Filetti di cernia in crosta

Ricoprite tutto con l’impasto, anche sui lati, senza lasciare spazi vuoti.

Filetti di cernia in crosta

Infornate a 200° per 20 minuti, rompete la crosta con delicatezza e servite i filetti di cernia accompagnati dalle verdure ben mescolate e condite con un filo d’olio.

Note:

  • Le zucchine a fette resteranno quasi tutte attaccate alla crosta ed avranno assorbito la maggior parte del sale, perciò verranno “sacrificate”, ma direi che ne vale la pena. 

Filetti di cernia

Tortelloni radicchio, pecorino e schizzi di masterchef

Tortelloni radicchio e pecorino: una di quelle ricette che nascono dai resti, perché gettare via il cibo è una di quelle cose che proprio non mi vanno giù.

Nel mio caso avevo comprato del radicchio per fare i tortelloni ripieni.

Avevo ospiti a cena, tra cui una vegetariana, così ho deciso che tutta la cena sarebbe stata in tema (semplice pigrizia).

E insieme a radicchio? Gorgonzola? Stracchino? Primosale? Ho optato per una robiola in scadenza, in offerta a metà prezzo (stiamo attenti anche a questo, no?) da insaporire in qualche modo.

Pecorino stagionato grattugiato, ovviamente crotonese, ecco il sapore mancante.

Per condire non volevo il classico burro-e-salvia, così ho ravanato tra frigo e cestello delle verdure (le compro da fruttivendolo poco prima della chiusura: restano le più bruttarelle, ma son buone lo stesso e  costano la metà).

Alla fine ne è uscito un piatto niente male. Ecco gli ingredienti (a occhio e gusto, si assaggia strada facendo).

Tortelloni radicchio e pecorino con salsa di verdure e olio aromatico su purea di radicchio

Tortelloni 

Per la pasta (dosi per 6 persone):

  • 300 g di farina 00
  • 100 g di semola rimacinata di grano duro
  • 2 uova intere
  • 100 ml circa di acqua
  • un cucchiaino di sale
  • mezzo cucchiaino di olio extravergine di oliva

Impastate tutto insieme a lungo e con forza, fino ad ottenere un impasto compatto, liscio ed elastico. Formate una palla e avvolgete con pellicola alimentare. Lasciate riposare per almeno mezz’ora.

Per il ripieno:

  • uno o due radicchi lunghi (almeno mezzo kg in tutto)
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • un peperoncino piccante o semipiccante
  • 200 g di robiola fresca
  • 100 g di pecorino crotonese stagionato, grattugiato

Pulite il radicchio, prendete la parte rossa, tritatela finemente a coltello e lsaltatela in padella con olio, sale e un peperoncino piccantello, perché sempre calabresi siamo.

Aggiungete robiola e pecorino ed ecco pronto il ripieno. Semplice, veloce, gustoso.

Tirate la pasta in sfoglie sottili (io ultima tacca della nonnapapera), tagliate dei dischi del diametro di 8 cm e distribuitevi mucchietti di ripieno grandi quanto una noce, poi richiudete e date la forma del tortellino. Ovviamente, potete dare qualunque altra forma sia di vostro gradimento. Per sigillare i bordi, spennellateli leggermente con acqua, non con l’uovo che li renderebbe spessi e duri.

Per il condimento:

  • Carota, cipolla, sedano, prezzemolo, porro, alloro, avanzi eventuali di verdure rimasti da altre preparazioni (io ho unito gambi e barbe di finocchio e due peperoni friggitelli)
  • Olio extravergine di oliva
  • sale

Tritare grossolanamente le verdure, soffriggerle nell’olio, aggiungere due bicchieri di acqua e un cucchiaino di sale, poi cuocere in pentola a pressione per un’ora dal fischio.

Frullare il tutto con il mixer ad immersione, passare al setaccio e fare asciugare nuovamente in un tegame e fuoco lento.

Ma tutta la costa bianca del radicchio? Che fai, la butti via? Certamente no.

Una parte l’ho arrostita sulla griglia, condita come un’insalata e mangiata da contorno ad un petto di pollo alla piastra.

L’altra parte l’ho tagliuzzata a tocchetti e…

Avete presente quel comodissimo contenitore forato per cuocere le verdure? Ecco, prima di chiudere il coperchio della pentola a pressione ci ho messo dentro i tocchetti di coste di radicchio con una patatina tagliuzzata e l’ho cotto insieme al resto. Poi ho frullato radicchio e patata, ed ho ottenuto una purea liscia e aromatica, insaporita dalla cottura insieme alle altre verdure.

E i resti della crema di verdure, quelli rimasti nel setaccio? Scaldo un poco di olio extravergine di oliva e ce li metto dentro. Hanno un bel colore verde acceso, daranno tono e sapore all’olio.

I tortelloni si cuociono per pochi minuti, 4/5 non di più, in acqua salata bollente.

Mettete sul fondo del piatto la purea di radicchio, decorate con qualche goccia di olio filtrato, poi posizionatevi i tortelloni e cospargeteli con la salsa di verdure.

La chicca finale sarebbe qualche filo di foglie di radicchio, sedano e finocchio asciugati in forno, o nell’essiccatore, per quella nota croccante che tanto piace ai giudici di MasterChef, ma noi giochiamo in casa e se ne può anche fare a meno. E a proposito di MasterChef, ho voluto tentare l’impiattamento “a schizzo”. Carino, ma sono tre giorni che pulisco macchie di purea di radicchio da muri e mobili di cucina, perciò, se volete provarci, fatelo sul balcone.

Così ho soddisfatto i commensali, accontentato l’ospite vegetariana e riciclato gli scarti.

QUI un’altra ricetta di riciclo degli scarti

Le donne del pane. Io tra di loro.

Le donne del pane” è il titolo di un libro. Che non è un libro, ma un ricordo, un’emozione, un insegnamento, qualcosa da tenere stretto e caro perché trasmette calore, affetto, sapienza, umiltà, dolcezza.

L’ha scritto una persona la cui amicizia mi onora e mi riempie di orgoglio.

Ora, sapete bene che sono piuttosto autoironica, strafottente, leggera nelle mie esternazioni e probabilmente gelosa delle emozioni profonde. Però stavolta mi sento di esternare un sentimento intimo perché credo che vada conosciuto e condiviso: vale la pena di viverlo e lo consiglio a tutti.

Il libro è stato scritto da Pina Oliveti. Pina è la titolare di un antico panificio di Rogliano, paesino vicino Cosenza, dove utilizza, coccola e cura, con l’aiuto del marito , ricette antiche tramandate da generazioni.

le donne del pane
Panificio Cuti di Rogliano

Da poco ha inaugurato la nuova struttura. Bene, la struttura sarà nuova, ma i metodi sono sempre quelli, antichi, che garantiscono la genuinità e il rispetto della tradizione. Lievito madre, forni a legna, impasti a mano. Una meraviglia, credetemi.

Lei è presente in tutte le occasioni per parlare di questa sapienza antica, e ha raccolto nel suo libro le storie de “le donne del pane”che, come lei e prima di lei, compivano questo rito antico di creazione e condivisione.

C’è molto da imparare, da Pina e dal suo libro. Io ho avuto il piacere e l’onore di presentarlo questa estate nel corso della rassegna “Incontri silani” e mi sono letteralmente innamorata delle figure di donna descritte in questo libro.

Le donne del pane
Incontri Silani – Presentazione libro

Nella nuova struttura Pina ha voluto creare un museo del pane e delle attrezzature, e un percorso conoscitivo per le scolaresche e non solo. Oltre a laboratori, zone attrezzate per dimostrazioni e cooking show e… insomma, abbiamo progetti da realizzare e idee da sviluppare insieme nella sua nuova location, per cui… stay tuned!

Pane per bruschette

– 150 g di esubero di lievito madre
– 150 g di semola rimacinata di grano duro
– 150 g di farina 0
– 100 g di farina integrale
– 270 ml di acqua tiepida
– un cucchiaino di sale
– un cucchiaino di malto d’orzo

Questo pane lo realizzo espressamente per le bruschette. E’ impastato con il lievito madre non rinfrescato, quindi meno attivo, per cui il risultato è con alveoli piccoli e compatti. Le fette di questo pane sono ideali per essere poi leggermente tostate in forno ed utilizzate per gustosi antipasti o merende appetitose, spalmate di salse e paté, oppure coperte da una dadolata di profumati pomodorini al basilico.

Sciogliete il lievito madre nell’acqua con il malto d’orzo. Lasciate riposare per mezz’ora circa.

Aggiungete le farine ben setacciate e il sale. Lasciate riposare l’impasto per 20/30 minuti. Schiacciatelo con le mani e date un giro di pieghe prendendo i lembi esterni e portandoli verso l’interno. Giratelo sottosopra e formate una palla. Ripetete altre due volte a intervalli di 20/30 minuti.

Infornate a 190° statico, dopo dieci minuti abbassate a 180° e lasciate cuocere per 40 minuti. “Bussate” con le nocche sul fondo: se suona vuoto, proprio come quando si bussa ad una porta, il pane è pronto. La differenza è che nessuno vi risponderà “avanti!”, (sono siema, lo so) ma il risultato sarà ottimale.

Lasciate raffreddare, poi affettate e tostate in forno, magari dopo avere strofinato le fette con uno spicchio di aglio, che ci sta a pennello.

Il bellissimo libro “Le donne del pane” lo potete anche scaricare in formato ebook, seguendo QUESTO LINK.

Risotto liquirizia e fiordaliso.

Un risotto liquirizia e fiordaliso non l’avrei nemmeno lontanamente immaginato, fino a una decina di anni fa.

Risotto liquirizia e fiordaliso

Il risotto è sempre stato un piatto molto amato in casa mia e per questo motivo ho seguito corsi professionali su riso e risotti nelle più accreditate scuole di cucina.

Ho imparato molto sulla scelta del tipo di riso (ne esistono 140.varietà), sulle diverse modalità di cottura, (mica vero che debba essere sempre “all’onda”), sui brodi, sulla mantecatura, sugli abbinamenti, sulla tostatura (non sempre necessaria), sulla presentazione (la mia nemesi).

In più ho la fortuna di avere a portata di mano il meraviglioso riso di Sibari e così ho pensato di unirlo ad un’altra eccellenza della mia Terra: la liquirizia. Ma, attenzione, non la classica polverina nera, o scaglie o rondelle. Sono partita dalle radici.

Tanta roba. Certo, non poteva bastare, ci voleva un altro sapore in aggiunta, una nota più amara, ma qualcosa di raffinato, di elegante. Lo sapevate che il fiordaliso è commestibile? Ecco, io l’ho scoperto cercando qualcosa da aggiungere al mio risotto.

Così, tra eccellenze, novità, ricerche ed un rispolvero delle nozioni con qualche chicca aggiuntiva (non si finisce mai di imparare) carpita all’ MTC S-cool, ecco il mio

Risotto liquirizia e fiordaliso.

Per 4 persone:

  • 300 g di riso di Sibari varietà Carnaroli
  • 1 lt. circa di brodo vegetale leggero (carota, sedano, cipolla bianca, qualche granello di pepe bianco sobbolliti per 2 ore)
  • 60 g di burro
  • Radici di liquirizia. Il quantitativo dipende dalla freschezza e dall’aroma. Io ne ho usata una lunga una decina di cm e spessa un dito.
  • Un porro
  • Un bicchierino di vodka al limone
  • Un limone biologico
  • Un pizzico di polvere di liquirizia
  • Un cucchiaino circa di sale
  • Due cucchiai di petali di fiordaliso essiccati
Risotto liquirizia e fiordaliso

Pulite bene la radice di liquirizia e separate le fibre, poi portate a bollore il brodo vegetale ben filtrato e immergetevi gli sfilacci di liquirizia e qualche scorza di limone. Coprite con un coperchio, togliete dal fuoco e lasciate in infusione per almeno dieci minuti, poi riportate il brodo a bollore, togliendo la liquirizia.

Fate appassire il porro finemente tritato in poco olio extra vergine di oliva e tenetelo da parte.

Sciogliete il burro, (meno una noce che rimetterete in frigo), in una padella per risotti (io ne utilizzo una in ghisa) e versatevi il riso. Mescolate con un cucchiaio di legno fino a quando i chicchi emetteranno il caratteristico crepitìo (si dice che il riso “canta”); ci vorranno 3/4 minuti. Unite il porro, ridate calore, poi sfumate con la vodka. Se non l’avete va bene anche un vino bianco secco.

Appena l’alcool sarà evaporato versate due mestoli di brodo bollente sul riso e lasciate cuocere a fuoco medio, rimescolando spesso. Quando inizierà ad asciugarsi, aggiungete altri due mestoli di brodo e rimescolate nuovamente. A questo punto se avete usato il vino, aggiungete un cucchiaino di succo di limone.

Portate al dente aggiungendo, se necessario, altro brodo.

Togliete dal fuoco, aggiustate di sale e lasciate riposare per uno o due minuti, poi unite la noce di burro rimasta e mescolate energicamente muovendo nel contempo la padella avanti e indietro, fino a completa mantecatura. Aggiungete un cucchiaino di petali di fiordaliso.

Servite guarnendo con petali di fiordaliso e polvere di liquirizia.

Il risotto liquirizia e fiordaliso è un piatto gluten free. Se volete prepararlo per ospiti celiaci, seguite attentamente le istruzioni che trovate QUI.

Gelatine di frutta

Le gelatine di frutta sono indissolubilmente legate ad Elton John e alla mia assoluta indifferenza ai discorsi troppo “impegnati”.

No, non sono superficiale, o egoista. Si, forse magari un tantino, ma non è che mi disinteressi completamente dei problemi della società. E’ che qui si parla di qualche decina di anni fa, quando rientravo ancora nella categoria dei teenagers.

Frequentavo le superiori e, avendo iniziato la scuola con un anno di anticipo, avevo amici che erano già all’università. Tutti superimpegnati in ogni lotta-battaglia-ribellione-sommossa che sfiorasse i loro nasi fiutanti. Si buttavano a corpo morto ogni volta che c’era da protestare-manifestare-scioperare-far casino (vabbé, questo piaceva molto anche a me).

Spesso, però, quando ci si riuniva, erano lunghissime, interminabili, discussioni su argomenti di importanza vitale come, quella volta, la presunta (allora) omosessualità di Elton John.

Andammo avanti tutto il pomeriggio ad ascoltare le sue canzoni per trarne i significati reconditi che dovevano svelarci l’arcano: era gay oppure no? Personalmente la cosa mi interessava davvero poco, per cui passai il pomeriggio ad ascoltare canzoni e fagocitare gelatine di frutta che coloravano il centro tavola.

La discussione degenerò sulla libertà di scelta, le gelatine finirono, io mi ritrovai con un gran mal di pancia e il dubbio su Elton restò. Il suo coming out arrivò una decina d’anni più tardi, ma allora non si chiamava ancora così.

Gelatine di frutta

Gelatine di frutta
  • 300 ml di succo di agrumi a scelta (mandarino, arancia, limone, cedro, pompelmo)
  • 80 g di zucchero semolato
  • 12 g di gelatina in fogli
  • 60 ml di acqua

Mettete i fogli di gelatina a mollo nell’acqua. Per un risultato ancora più gustoso potete aggiungere all’acqua poco liquore a scelta, oppure estratto di vaniglia.

Riscaldate il succo di agrumi con lo zucchero fino a quando quest’ultimo sarà sciolto, ma senza arrivare al bollore.

Strizzate i fogli di gelatina e aggiungeteli al succo, mescolando con una frusta, o meglio ancora, con il mixer ad immersione, per amalgamare bene il tutto.

Lasciate riposare un paio di minuti, poi versate in uno stampo, meglio se in silicone, rettangolare o quadrato (25 x 18 e 21 x 21 sono le dimensioni ideali) e raffreddate in frigo per qualche ora. Meglio fino al giorno successivo.

Togliete delicatamente dallo stampo e tagliate a quadretti regolari, oppure fatelo direttamente nella teglia, asportandoli uno ad uno con molta delicatezza.

Rotolateli in abbondante zucchero semolato.

Per ravvivare i colori e renderli più allegri, consiglio di usare coloranti naturali bio come QUESTI.

Le gelatine di frutta sono gluten free. Fate, però, molta attenzione alle indicazioni che trovate QUI.

Amaretti morbidi

Gli amaretti morbidi sono tra i pochi dolci che ogni tanto spilluzzico. Sarà che mi piace molto l’aroma della mandorla, sarà che mi ricordano quelli della pasticceria del paese di mia nonna, il mitico Delpiano. Sarà che non sono mai riuscita a sfornarne una teglie quantomeno decente.

Poi li ho trovati sul primo volume di “Non solo zucchero“, immancabile serie di libri di pasticceria scritti da un Maestro quale è Iginio Massari e dato che ripongo in lui la massima fiducia, ho deciso di riprovare.

Fiducia riposta ottimamente, devo dire. Sono riusciti proprio come li volevo, Tanto è vero che li ho inseriti nelle proposte di buffet, anche perchè si preparano molto velocemente.

Tra l’altro, sono gluten free, così anche la Signora Madre ha avuto il suo dolcetto. Che dirvi? Provateli! Ecco la ricetta.

Amaretti morbidi di Iginio Massari

  • 50 g di mandorle amare (armelline)
  • 225 g di mandorle bianche spellate
  • 250 g di zucchero semolato fine
  • 140 g di albume d’uovo a temperatura ambiente (meglio se vecchio di qualche giorno)
  • 100 g di zucchero semolato


Tritate finemente le armelline, le mandorle bianche e la prima dose di zucchero.

Montate a neve ferma l’albume con l’altra dose di zucchero e amalgamate delicatamente i due composti.

Con una sacca per dolci formate dei mucchietti su una teglia coperta di zucchero semolato.

Formate delle palline e rotolarle bene nello zucchero, poi disponetele su una teglia coperta di carta forno.

Cuocere a 180° per 15/20 minuti. Non fateli dorare troppo, devono restare piuttosto chiari con una leggera crosticina esterna.

Per la versione gluten free, seguite sempre gli accorgimenti che trovate QUI.

Cosciotto di maiale in salsa di nocciole

Questo cosciotto di maiale in salsa di nocciole è un piatto elegante ed aromatico. Richiede un poco di tempo e di attenzione, ma non è complicato. Al contrario, servono pochi ingredienti, ma devono essere di qualità.

E’ importante avere un macellaio di fiducia al quale rivolgersi, per essere sicuri di avere sempre carne scelta e garantita. Magari corrompetelo con qualche dolcetto e fatevelo amico: tornerà spesso utile (senza malizia, eh!)

Scegliete bene il vino: io uso il Cirò perché è di casa, voi scegliete ciò che preferite, tenendo presente che non deve essere troppo forte, e preferibilmente con un aroma fruttato, che ben si sposa con le nocciole della salsa.

Ma certo, le nocciole! Se siete in Piemonte avete le vostre IGP che sono speciali, ma anche qui in Calabria se ne trovano di ottime, soprattutto nella parte alta della provincia di Cosenza.

E adesso procediamo alla preparazione. La ricetta è anche gluten free, ma se avete un ospite celiaco, seguite sempre le istruzioni che trovate QUI.

Cosciotto di maiale in salsa di nocciole

Cosciotto

  • Un cosciotto di maiale senza osso da 1,5 kg circa
  • Due bicchieri di vino rosso
  • Un cucchiaio di panna fresca
  • Una carota
  • Uno scalogno
  • Uno spicchio di aglio
  • Un trito di rosmarino, timo, pepe nero in grani, bacche di ginepro, sale grosso
  • 100 g di nocciole

Massaggiare energicamente il cosciotto con il trito aromatico, poi metterlo in una terrina capiente e versarvi il vino. Coprire e lasciare macerare in frigorifero per 12 ore, girandolo ogni tanto.

Pulire e tritare la carota, lo scalogno e l’aglio e soffriggerli nel burro caldo. Scolare il cosciotto dalla marinatura e rosolarlo nel burro da tutti i lati. Passarlo in una teglia con il soffritto, aggiungere il liquido di marinatura e un bicchiere di acqua e cuocerlo in forno a 180°C per 90 minuti, bagnandolo con il fondo di cottura. Avvolgerlo in alluminio da cucina e tenerlo in caldo.

Tritare finemente le nocciole, dopo averle tostate per 5/6 minuti in forno ed aggiungerle al sugo rimasto assieme a un cucchiaio di panna fresca e fare restringere sul fuoco. Il condimento può essere utilizzato così, oppure frullato nel mixer e setacciato per un effetto più liscio e cremoso.

Affettare il cosciotto, cospargerlo con il sugo di nocciole e guarnire con nocciole intere.

Questa ricetta è stata realizzata per l’ebook di ricette con le nocciole, scaricabile gratuitamente QUI

Spezzatino di pollo all’aglio caramellato

Uno spezzatino di pollo particolarmente aromatico, con un accompagnamento diverso dal solito.

Una ricetta che trovate anche sul Keep calm and what’s for dinner, l’ormai notissima e seguitissima rubrica dell’MTChallenge.

Trovate anche tante altre ricette gustose e semplici, in un pdf scaricabile gratuitamente.

Io direi di dare un’occhiata, no?

Non sono una grande fan della carne, la cucino spesso, ma per i familiari. Il pollo e il maiale, però, li mangio abbastanza volentieri. Sarà che il pollo mi ricorda molto il periodo in cui, espulsa con ignominia da tutte le scuole pubbliche d’Italia (un giorno vi racconterò la storia), terminai il primo anno di scuole superiori a Messina, in un istituto privato.

In quel periodo mio padre lavorava lì e mi portò con sé. Tornavamo a casa ogni 15 giorni ed è stato un periodo tra i più belli della mia vita.

Nei fine settimana in cui restavamo a Messina giravamo in macchina alla ricerca di posti nuovi e credo di avere toccato tutti i punti cardinali ed intercardinali della Sicilia. A giorni alterni andavamo al cinema e mangiavamo tanto pollo perché era tra le poche cose che riuscivo a cucinare senza fare troppi danni, insieme alla pasta al burro e ai toast al gorgonzola. Non ridete, erano buonissimi!

Ma eccovi la ricetta dello spezzatino di pollo all’aglio caramellato.

Ingredienti per 4 persone:

  • Un pollo ruspante di 1,2 kg
  • Un mazzetto aromatico (salvia, rosmarino, timo)
  • Un bicchiere di vino bianco secco
  • 6 spicchi d’aglio
  • 2 limoni naturali a buccia spessa
  • 3 patate medie
  • Olio extravergine di oliva
  • Una noce di burro
  • Sale
  • Pepe

 

Fatevi tagliare il pollo in 8/12 pezzi, conditeli con sale, pepe, un cucchiaio di olio e una manciata di erbe aromatiche.

Mescolate i pezzi con le mani, sistemateli in una teglia in un solo strato, aggiungete gli spicchi d’aglio sbucciati e i limoni lavati e tagliati a rondelle.

Unite le patate sbucciate e tagliate a tocchetti.

Versate il vino sul fondo, coprite la teglia con un foglio d’alluminio e cuocete in forno a 160° per 50 minuti.

Scoprite il pollo, togliete le patate e mettetele da parte, poi alzate la temperatura a 200° con il grill e proseguite la cottura altri 30 minuti circa, girando i pezzi di pollo e di limone nel condimento almeno 2-3 volte.

Se il fondo del pollo si restringe troppo, allungatelo con qualche cucchiaio d’acqua calda per non farlo bruciare.

Il piatto è pronto quando i limoni sono ben canditi e caramellati e la carne dorata e croccante.

Setacciate le patate con il passaverdure e unite qualche cucchiaio del fondo di cottura, la noce di burro e la polpa di uno spicchio d’aglio schiacciato.

Servite il pollo e le fette di limone con il puré guarnito con gli spicchi d’aglio caramellati.

ATTENZIONE: se volete preparare questo piatto per un ospite celiaco, seguite le indicazioni che trovate QUI

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